Il mistero delle origini

Realizzazione grafica di Giulia Giammona, (c) Drakon edizioni, 2010 – su licenza del British Museum.

Mistero, dal greco mystèrion, “cosa segreta”, ma anche dal greco mysticòs, “qualcosa che è stata avvolta nel segreto”, è il sostantivo con cui viene definita gran parte dei fatti della storia umana.

Ma il fatto, quel fatto, in principio, quando vide la luce, quindi “originariamente”, quasi certamente non era ammantato col velo dell’occulto, ma è diventato “misterioso” con lo scorrere del tempo. Perché?

La Storia fortunatamente di questo ce ne ha lasciato ampie prove; è stato modificato, manipolato o falsamente presentato in virtù della necessità di condizionare e gestire situazioni e soggetti per i più disparati fini.

L’antidoto al condizionamento è sulla strada maestra della ricerca delle origini, quelle origini lontane che si raggiungono solo conducendo una rigorosa ed impegnativa opera di eliminazione delle impurità che ne hanno corrotto il significato antico.

L’antidoto è la Conoscenza.

Il fatto qui di seguito trattato riguarda il mistero delle origini, intendendo più in particolare quelle del genere umano.

All’ ipotesi creazionista, propugnata e tenacemente difesa dalle religioni, che per un lungo arco di tempo ha avuto dominio incontrastato sulle menti e sulle coscienze degli uomini, l’‘800 illuminista contrappone l’ipotesi evoluzionista, non senza lacerazioni e questioni scientifiche irrisolte. Il ‘900, in modo particolare nella sua seconda metà, ci ha infine fatto assaporare l’ipotesi forse più affascinante, l’ipotesi che ha saputo coniugare in modo imprevedibile le due ipotesi fino ad allora assolutamente inconciliabili, come da sempre sono fede e scienza. L’acquisita capacità di tradurre le tavolette sumere da parte di sumerologi come Kramer, Jacobsen, ecc., ci hanno fatto scoprire un mondo nuovo, anzi antico, dove personaggi incredibili operavano come super-uomini, dotati di capacità straordinarie di mezzi e di conoscenze, in grado di trasformare la storia ed incidere profondamente nella vita dell’uomo.  Delle divinità, converranno in molti ancora oggi, nel tentativo di darne una definizione appropriata commisurata alla loro capacità e potenza. Oppure potremmo parlare, e oggi si tende a parlarne in maniera quasi esclusiva, di “alieni”, poiché la tecnologia da loro usata, che oggi sappiamo riconoscere, non può che appartenere ad altri mondi
intra-stellari più evoluti, non alla nostra Terra.

Ma le cose stanno davvero così?
È solo questa l’unica possibilità che possiamo percorrere per conoscere le nostre origini?

La preistoria e la storia sono piene di immagini, di reperti, di monumenti che potremmo definire “alieni” sia nel senso di estraneità al contesto a cui si riferiscono che in quello di appartenenza ad una civiltà non terrestre; ce ne sono di evidenti ed altri che lo sono meno. In alcuni casi ciò che è “alieno” risulta invece invisibile, non riscontrabile ad una occhiata superficiale.

Caso emblematico, ma ovviamente non unico, è l’affresco del peccato originale ad opera del grande Michelangelo. Le figure che insieme danno vita al noto episodio biblico del peccato originale, ci regalano, ad una analisi più approfondita, una lettura diversa da quella strettamente canonica. A chi riesce a trovare una nuova chiave di lettura, Michelangelo trasferisce la propria conoscenza ed il proprio pensiero più nascosto.

La figura del serpente, tra le altre, è quella che desta maggiore curiosità per la sua evidente ambiguità.

Così come nel dipinto il serpente pone dubbi alle interpretazioni, anche nel nostro lontano passato e nel corso della storia, il serpente ha mutato pelle e ancor di più ha mutato la sua valenza rappresentativa. Da icona della conoscenza, del benessere fisico e spirituale, diventa, in particolare per opera della dottrina cattolica, simbolo del male e della tentazione.

Ma la ricerca rigorosa, costantemente verificata, ci permette di avere un quadro completamente nuovo ed impensabile proprio su questa figura tanto vituperata. Gli studi condotti attraverso la filologia e la etimologia prossima e remota, ci permettono di comprendere in maniera sorprendente i lasciti testimoniali del popolo sumero. Popolo, questo, mai studiato con la necessaria consapevolezza di trovarsi di fronte alla fonte primaria delle nostre conoscenze scritte. Gli scritti sumerici, senza bisogno di forzature nelle traduzioni, già di per sé straordinariamente eloquenti, sono fonte ineguagliabile a cui attingere per avere “notizie di prima mano” su quello che è stata la vera storia dell’uomo.

La figura del serpente, pertanto, dopo i necessari approfondimenti, vediamo che si intreccia con la storia primeva dell’uomo, e in particolare della donna, scandendo inesorabilmente la sua emancipazione rispetto al suo stato ignoranza e di totale asservimento.

La rivelazione più straordinaria la troviamo quando la figura del serpente si sovrappone alla figura dell’angelo assumendo lo stesso significato letterale, allorquando l’etimologia remota ci permette di risalire ai significati antichi custoditi nelle scritture sumere e ci consente di constatarne la comune origine. Se dunque gli Igigi, divinità minori nel pantheon sumero rispetto ai superiori Anunnaki, coincidono con la figura degli angeli e del serpente, allora tutto diventa chiaro e incredibile al tempo stesso.
Sono queste le figure che hanno sorvegliato il cammino controllato dell’uomo diventandone “custodi” e, nel momento in cui alcuni di essi hanno disatteso tale supremo comando, accelerandone l’evoluzione, sono diventati “i serpenti tentatori” riconducibili, tra l’altro, agli “angeli caduti”.

Ma se non ci fermiamo ad analizzare solo queste figure e prendiamo in esame anche gli Anunnaki, le figure di rango superiore, abbiamo il quadro completo delle conoscenze che ci rimandano i sumeri. E le traduzioni letterali ci portano a considerare queste ultime divinità come “della terra”, di origine terrestre, quindi.

Il decidere di non fermarsi davanti alle evidenze superficiali, ma scavare in ogni direzione di ricerca, conduce inevitabilmente a raffinare le nostre conoscenze, a mettere in discussione anche affermazioni già accettate e apparentemente indiscutibili.

In tutti gli ambiti di studio, e in particolar in questo così delicato, poiché coinvolge così profondamente il nostro comune sentire, avere materiale su cui impostare nuove discussioni e nuovi ragionamenti non potrà che essere di vantaggio per tutti. Il contributo alla conoscenza, quindi, allarga la possibilità di comprensione a tutti gli uomini di buona volontà, e tanto maggiore è la nostra conoscenza tanto minore sarà la possibilità di essere vittime di ogni sorta di manipolazione.

© Biagio Russo

 

 

 

 

 

La ziqqurat

 

  1. In cima si trovava il tempio con l’altare dedicato al dio protettore della città.
  2. Dalle terrazze i sacerdoti osservavano il cielo e le stelle: i Sumeri furono i primi a riconoscere le costellazioni, a calcolare la durata dell’anno e a dividere il giorno in ore.
  3. Alla base della ziqqurat c’erano i magazzini, dove venivano conservati i raccolti; in altri locali, invece, i maestri facevano scuola ai ragazzi.
  4. Un sistema di scale sui fianchi della ziqqurat ne permetteva la salita fino alla sommità.
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Ricostruzione della città sumera di Uruk

  1. Al porto arrivavano e partivano i mercanti con le loro merci.
  2. Le mura della città erano spesse e costruite con mattoni cotti, più robusti di quelli usati per le case.
  3. Le dighe permettevano di controllare le piene del fiume. I canali erano vere e proprie vie navigabili, utili per il commercio, ma anche per difendersi dagli invasori.
  4. Il palazzo reale era la casa del re, oltre che simbolo del potere.
  5. Il cimitero reale era destinato al re, alla regina e a tutta la corte insieme ai loro oggetti preziosi.
  6. La ziqqurat era il centro religioso, economico e culturale della città-stato e le attività commerciali si svolgevano intorno ad essa.

Enigma e Sumeri

ca. 2900-2370 B.C.
Three Sumerian statuettes of worshipers,

Quale binomio più giusto e coerente?
In effetti, fin dalla fine del XIX secolo, quando fu finalmente decifrata la scrittura cuneiforme dando vita alla nascita dell’assiriologia, si generò un ampio scontro tra i due schieramenti, uno pro e l’altro contro l’attribuzione della paternità di questa nuova scrittura alla lingua sumera di origine semitica. Una diatriba che rese ancor più accidentato il percorso della ricerca delle origini di questo straordinario quanto incredibile popolo che con questa invenzione decretò la fine della Preistoria e l’inizio della Storia.

Immigrati dalla Valle dell’Indo o originari dei territori montani del Caucaso?

Popolazione semita o non semita?

Quesiti relativi ai Sumeri ai quali il mondo accademico, da ben 150 anni, non è ancora stato capace di trovare risposte certe e quindi definitive. Ma le cose stanno proprio così?

Sta di fatto che, allo stato attuale della nostra conoscenza, benché sulla provenienza geografica di questa straordinaria civiltà ci sia chi sostiene pariteticamente l’una o l’altra delle due ipotesi appena indicate, per quanto riguarda l’appartenenza etnica sembrerebbero tutti d’accordo sull’origine non semitica. Sembrerebbero!
È incerto se i Sumeri fossero autoctoni, ma più probabilmente giunsero con una migrazione dall’altopiano iranico o dalla regione indiana;

Abbiamo detto “sembrerebbero”!. Si. Un condizionale, prudente ma soprattutto espressione di un pensiero frutto dell’essere consci che, alla chiusura di un conflitto, in questo caso archeologico-letterario, l’armistizio si concretizza sempre con uno o più compromessi sopportati, come è logico, dalla parte perdente.
Rimane molto interessante la questione che i Sumeri provenissero dalla regione caucasica,  a una serie di rilievi archeologici storico-letterari lo affermerebbe.

Ma la storia, come si sa, la scrivono i vincitori. Una storia che, quando va bene, costituisce una mezza verità, e l’altra mezza, ovviamente, si tende a farla deliberatamente cadere nell’oblio. Tant’è che da quel momento, circa 50 anni fa, sebbene ci siano stati dei timidi tentativi di ricerca, nel mondo accademico non si è più prodotto alcun progresso verso l’enigma delle origini della civiltà sumera. Stallo totale. Strano, non è vero?

Ma se fosse la solita tecnica oscurantistica attuata dal vincitore? Oppure si tratta di una normalissima coincidenza? Il dubbio rimane. A tal proposito Voltaire diceva: “Il dubbio è scomodo ma solo gli imbecilli non ne hanno.” Personalmente considero i dubbi la molla propulsiva del sapere, del conoscere e del ricercare. Quindi, mettiamoci all’opera in maniera severa ed ordinata.

Era alla fine del XX secolo quando imperversava lo scontro tra i vari studiosi circa l’accettazione della definizione di una nuova scrittura derivante dalla lingua sumera di origine semitica. La divergenza tra i due schieramenti era tale che i contrari, la parte più consistente, giunsero perfino a negare l’esistenza del popolo, sumero. Però, successivamente questa posizione negazionista dovette mutarsi in possibilista a fronte delle numerosissime prove anche archeologiche che sostenevano la tesi opposta. Ma questo cambio di atteggiamento fu l’unica apertura concessa. In breve, la nuova scrittura e la nuova lingua apparteneva al popolo Sumero che come tale non era di origine semita.

Un compromesso raggiunto con la buona pace di tutti, che indubbiamente ha condizionato tutta la futura filologia dei stesti mesopotamici. Un compromesso che, rileggendo la storia di quel periodo, genera il grande sospetto che esso non fosse scevro da condizionamenti esterni ed estranei, in un certo qual modo, al mondo archeologico e letterario. Perché? Perché proprio in quell’epoca in Europa iniziavano a soffiare i primi vènti antisemiti, e gli studiosi pan germanici non ne erano certo immuni. Una risposta, forse, che non è risolutiva del dubbio, ma che, come vedremo, rappresenta la Stella Polare nel nostro cammino alla ricerca delle origini del popolo Sumero.

Nella miriade di documenti da me esaminati ho avuto modo di leggerne uno straordinario.

Tanto per il suo contenuto quanto per l’autorevolezza del suo autore, tale è Samuel Noah Kramer, il più importante sumerologo del XX secolo. La pubblicazione di Kramer risale al 1963. Perché non è stata messa in luce? Perché non ha ricevuto la giusta risonanza che meritava?

Le conclusioni a cui Kramer giunse, dopo averci portato per mano in un percorso storico e razionale, sono rivoluzionarie; sicuramente scioccanti per l’elevato impatto che esse, se accolte, avrebbero avuto sugli studi biblici. Sarà per questi motivi che sia i sumerologi che gli studiosi del testo biblico, come contromisura, adottarono la strategia dell’indifferenza?

Come spesso accade nel mondo accademico, quando la presentazione di una teoria si discosta dall’ortodossia scientifica in maniera che oserei definire risolutiva, essa viene definita eretica!

Ma quando l’autore dello studio è del calibro del professor Kramer, tacciarlo di eresia avrebbe sollevato un grande e controproducente polverone alimentato, oltretutto, dalla sua conclamata serietà professionale.

Di conseguenza, ecco che i “generali accademici” dell’epoca, per contrastare la minaccia della conclusione a cui era giunto il sumerologo, optarono per una mossa alternativa al tradizionale e consueto discredito: il silenzio. Tutto chiaro!

Gli studi di Kramer partono dalla considerazione generata dal confronto tra il conosciuto della civiltà sumera e la tradizione israelita.

Secondo tali studi, seguendo la narrazione biblica, gli antenati dei patriarchi ebrei, lasciato l’Eden, si trasferirono ed infine si stabilirono nella “Terra di Shinar”, l’antica Sumer. Studi che avvalorano, in particolare, le relazioni tra i patriarchi biblici e i Sumeri:

“I risultati raggiunti dai sumeri in fatto di civiltà, religione e letteratura hanno lasciato un’impronta profonda non solo sui popoli a loro vicini in termini di spazio e tempo, ma anche sulla cultura dell’uomo di oggi, soprattutto attraverso la loro influenza, sia pure indiretta, sugli antichi ebrei e sulla Bibbia. Quanto gli ebrei debbano ai sumeri appare evidente ogni giorno di più, a mano a mano che vengono ricomposti e tradotti i testi della letteratura sumera; che, a quanto ci è dato di vedere, ha non poche caratteristiche in comune con i libri della Bibbia.”[1]

Quello che ad una prima lettura potrebbe sembrare una teorica  premessa, in verità oggi è un concetto ormai consolidato. Ad essere precisi, Kramer lo aveva già ampiamente dimostrato nella sua pubblicazione del 1956 dal titolo “From the sumerian tablets[2] e tale opinione fu poi largamente accettata dal mondo accademico.

Come ogni buon progetto di indagine, anche questo parte da un dato di fatto, uno status quo fondamentale che genera inevitabilmente delle domande come:

“Se i sumeri sono stati un popolo che nel Vicino Oriente antico ha raggiunto risultati tanto importanti in campo letterario e culturale da lasciare un’impronta indelebile sulle opere degli uomini di lettere ebrei, perché mai la Bibbia quasi non li nomina?”[3]

Nell’Antico Testamento vengono citate quasi tutte le civiltà importanti del Vicino Oriente antico come Egizi, Cananei, Amorrei, Urriti, Ittiti, Assiri, Babilonesi, ed altri. Ma i Sumeri non vengono indicati. Perché?

Come già detto precedentemente, il professor Kramer era persona di provata onestà e capacità, e queste qualità emergono anche in questa occasione; lo dimostra il fatto che con la pubblicazione di questo lavoro non intendesse solo servire la causa dell’assiriologia, ma anche riproporre una analoga indagine pubblicata la prima volta nel 1941. Indagine il cui autore era nientemeno che il suo maestro Arno Poebel (1881-1958), altro grande ricercatore del pianeta Mesopotamia.

Il motivo di questa riesposizione? Trasparentissimo. Ecco come lo giustifica:

“Vale la pena di ricordare che a questo interessante enigma il mio maestro e collega, Arno Poebel, ha proposto una soluzione in un articolo pubblicato dall’«American Jounal of Semitic Languages» (vol. 58, 1941, pp. 20-26). L’ipotesi di Poebel non ha trovato alcuna eco tra gli orientalisti e sembra che sia caduta nel dimenticatoio. È mia opinione, tuttavia, che reggerà la prova del tempo e che prima o poi avrà il riconoscimento che le spetta, in quanto contributo significativo alla determinazione delle correlazioni tra ebrei e sumeri.”[4]

Ogni commento è superfluo. Questo paragrafo trasuda sconforto, dolore, sbigottimento, ma, nello stesso tempo, speranza e fiducia per un futuro che saprà riconoscere meriti ed onori trascurati.
Le mie sensazioni erano giuste, tanto quanto i dubbi da esse generate: gli orientalisti – come li definisce Kramer – hanno disprezzato con la noncuranza. Assodato questo, rimane da capire perché.
Con la pubblicazione del risultato di questa straordinaria analisi, lo scopo di Kramer fu di dare la soluzione all’enigmatica assenza dei Sumeri dal racconto biblico.
Per fare ciò, l’autore prese in esame in maniera rigorosa la grammatica della scrittura sumera. Vediamo come.

Nell’uso delle consonanti, quando queste si trovavano al termine di una parola, i Sumeri omettevano di pronunciarle. Nel caso specifico in cui la parola fosse dingir, essa veniva pronunciata “dingi”, per quanto la consonante “r” fosse scritta. Proseguiamo:“Torniamo dunque al nostro problema e alla ricerca della parola «Sumer», o meglio «Shumer», per usare la forma che compare nei documenti in caratteri cuneiformi. Poebel fu colpito dalla somiglianza tra «Shumer» e «Shem», il nome del figlio maggiore di Noè, da cui derivano gli eponimi come Ashur, Elam, e soprattutto, Eber, l’eponimo degli ebrei.”[5]

Il passo della Bibbia, a cui si fa riferimento, è in Genesi 10, 21-22 ed è il seguente: 21 Unto Shem, the father of all the children of Eber […].  22 The children of Shem; Elam, and Asshur, and Arphaxad, and Lud and Aram.[6]

Ora, considerato che, come ormai comunemente accettato dall’intera comunità degli storici, per “figli di Eber” si intende il popolo ebreo, non potrebbe ugualmente dirsi che il nome Shem rappresenti l’eponimo del termine Shumer, ovvero la terra di Sumer?
Per Kramer non c’è alcun dubbio: la risposta è affermativa e ce lo dimostra precisando che: la vocale ebraica “e” equivale spesso alla vocale cuneiforme “u” (v. lo shum accadico e lo shem ebraico entrambi significanti “nome”); come indicato nelle righe precedenti in merito all’uso delle consonanti finali, la parola shumer veniva pronunciata shumi o, più frequentemente, shum (la vocale “i” è molto corta), così come nella lingua ebraica la parola sarebbe stata pronunciata shem.

Ecco la conclusione di Kramer: “Se l’ipotesi di Poebel risulta corretta, e Shem corrisponde a Shumer/Sumer, dobbiamo concludere che gli autori ebrei della Bibbia, o quanto meno alcuni di loro, considerarono che i sumeri fossero gli antenati del popolo ebraico.[7]

È all’interno di questo periodo che c’è la causa rivoluzionaria che avrebbe generato l’umiliante indifferenza dei sumerologi: «[]che i sumeri fossero gli antenati del popolo ebraico». Ma questa, al momento, costituisce solo un sospetto che, sebbene forte, non è certezza. La nostra indagini, quindi, non è terminata, ma forse siamo sulla strada giusta che ci porta alla soluzione che, come vedremo tra poco, è ormai ad un passo da noi.

Riflettiamo. Abbiamo detto “umiliante indifferenza dei sumerologi”. Se questo atteggiamento fosse verità e non sospetto, in quale miglior contesto coerente troverebbe allocazione se non in quel conflitto archeologico-letterario indicato come “questione sumerica”?

In sintesi, in quel contesto, nel 1857 fu finalmente decifrata la scrittura cuneiforme e decretata la nascita dell’assiriologia; l’eccezionalità dell’avvenimento avrebbe cambiato, da quel momento, la conoscenza storica di tutta l’antica area mediorientale e, quel che più contava, della conoscenza delle origini della civiltà umana. Come già detto in precedenza, in quel tempo, in Europa iniziavano a soffiare i primi vènti antisemiti; con il passare del tempo, tra i ricercatori prese sempre più terreno la persuasione che la lingua di una parte dei testi babilonesi e assiri non fosse semita. Quei ricercatori, avversi alla nuova teoria di Kramer che dava alla scrittura sumerica ed al popolo che la espresse un’origine semita, giunsero perfino a negare l’esistenza della lingua sumerica se non addirittura a negare l’esistenza del popolo sumero stesso. Una posizione, questa, che non fu totalmente vincente, ma che per il mondo accademico degli orientalisti diventò un fatto deciso, accettato e definitivo: la scrittura, il suo linguaggio ed i loro padri Sumeri non erano semitici.

Ci siamo. Il cerchio sta per chiudersi. Siamo finalmente giunti al compromesso di fine conflitto: per i Sumeri andava bene la gloria, il merito, la gratitudine per aver inventato la scrittura ancor prima degli egiziani, nonché l’ammirazione per il suo straordinario sapere. Ma questo popolo non poteva e soprattutto “non doveva assolutamente essere semita”.

Per contro, due assiriologi di fama mondiale e competenza universalmente riconosciuta, Arno Poebel nel 1941, Samuel Noah Kramer nel 1963, con coraggio, coerenza e indiscussa capacità professionale, pubblicarono la loro straordinaria scoperta circa l’origine degli inventori della scrittura adducendo, prove storiche e filologiche alla mano, che i Sumeri:

  • sarebbero i discendenti del biblico Shem figlio di Noè, superstite del diluvio;
  • si insediarono nella Mesopotamia meridionale in quel territorio che, per la loro presenza, prese il nome di “Terra di Shumer” (la biblica Shinar);
  • contrariamente al pensiero convenzionale di quel momento, erano evidentemente un popolo semita.

Rivelazioni sconcertanti? No assolutamente, tutt’altro.
Esse segnano il progresso della conoscenza, lo scioglimento dei dubbi, la soluzione di un enigma. Eppure, al tempo furono “private dell’ossigeno della pubblicità.”[8]

Era il 1941. L’Europa era in piena seconda guerra mondiale e l’anti-semitismo era alla sua massima espressione. Un antisemitismo che, nonostante l’origine del termine, non si riferisce all’odio rivolto a tutte le popolazioni semitiche bensì all’odio e alla discriminazione unicamente verso gli Ebrei. E “Shem” era il padre di tutti gli Ebrei.

Lascio a voi le considerazioni finali che sì, in questo caso, sono davvero sconcertanti.

 

Proprietà letteraria riservata.
Fonte: Schiavi degli Dei – l’alba del genere umano.
© 2009 Biagio Russo
© 2010 Drakon edizioni

 

[1]xS.xN. Kramer, The Sumerian – their history, Culture and Character, p. 290,          .University of Chicago Press, Chicago, USA 1963/1971.
[2]. S. N. Kramer, op. cit.
[3]. S. N. Kramer, The Sumerian, p. 297 op. cit.
[4]   Id.
[5] S. N. Kramer, The Sumerian, p. 298, op. cit.
[6] The Authorized Version or King James Version (KJV), 1611, 1769.
[7] S. N. Kramer, The Sumerian, p. 298, op. cit.
[8] D. Rhol, p. 132, op. cit.

 

Le civiltà dei grandi fiumi

Perché queste civiltà, distanti anche migliaia di chilometri l’una dall’altra, sorsero tutte lungo grandi corsi d’acqua come il Nilo, il Tigri e l’Eufrate, il Giordano, l’Indo, il Fiume Giallo e il Fiume Azzurro?

Innanzitutto, il fiume era un’enorme riserva d’acqua dolce, necessaria per bere, lavarsi, preparare i cibi.
Inoltre, la presenza d’acqua in abbondanza permetteva di coltivare la terra e allevare gli animali. Fu proprio per questi motivi che alcune popolazioni nomadi, che fino ad allora avevano vagato per quei territori alla continua ricerca di cibo, decisero di fermarsi e abitare stabilmente quelle zone. Nacquero così i primi villaggi e, in seguito, le prime città e i primi stati. Il fiume, inoltre, rappresentava una formidabile via di comunicazione, che venne sfruttata per spostarsi e scambiare i prodotti locali con quelli dei popoli vicini. Oltre allo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento del bestiame, quindi, il fiume permise anche lo sviluppo delle prime forme di commercio.

 

Ebrei ispirati dai Sumeri

La scoperta di tradizioni identiche, ma antecedenti alla teologia israelita, dimostra l’ebreizzazione di antichi miti. “Tutte le leggende mesopotamiche circolavano anche nella terra di Canaan prima dell’invasione ebraica”, afferma nella sua indagine critica lo studioso E. Lipinsky.
Per dovere di cronaca storica, i Sumeri non possono aver influenzato gli Ebrei direttamente, molto semplicemente perché essi cessarono di esistere molto prima della comparsa degli Ebrei.
Ciò premesso, non c’è dubbio, però, che i Sumeri influenzarono profondamente i Cananei, che precedettero gli Ebrei in quella terra che divenne nota più tardi con il nome di Palestina, nonché, ovviamente, i loro vicini, come gli Assiri, i Babilonesi, gli Ittiti, gli Urriti e gli Aramaici.
Il resto è storia.

PER INANNA

 

Questa iscrizione è divisa in due colonne. La colonna di sinistra viene letta per prima. Ogni colonna è divisa in linee, ognuna delle quali include una frase sostantivo o una frase verbale. I singoli segni cuneiformi vengono letti da sinistra a destra.

Col. I. 1 Inanna Per Inanna,
2 ninani la sua Signora
3 UrNammu Ur-Nammu,
4 nitah kalaga l’uomo potente,
Col. II. 5 lugal Urima Il re di Ur,
6 lugal Kiengi Kiurike Il re di Sumer e Akkad
7 eani Il suo tempio
8 munandu costruisce

Il sumero era parlato nella parte più meridionale dell’antica Mesopotamia. Con i suoi testi più antichi risalenti al 3000 a.C., ha la particolarità di essere la prima lingua attestata a noi nota. Dopo la sua morte come lingua parlata, verso il 2000 a.C., continuò a essere studiato nel sistema scolastico mesopotamico per altri mille anni. La letteratura sumera è la più antica letteratura conservata al mondo.
Il sumerico ha anche la particolarità di essere un “isolante linguistico”: non ha parenti evidenti, vivi o morti. Deve aver avuto parenti in passato, ma tutti si sono estinti, senza che nessuno di loro fosse individuato.
Come prevedibile, è studiato principalmente da coloro che sono interessati alla storia e alla cultura della Mesopotamia. Ma è anche interessante per i linguisti generali, per i quali offre una serie di caratteristiche interessanti.

La stragrande maggioranza dei testi sumerici è costituita da documenti amministrativi e contabili. Il testo qui riprodotto è una “iscrizione reale”.
Si tratta di testi relativamente brevi in ​​cui un sovrano trasmette i suoi successi, spesso la costruzione di un tempio. Questo particolare era inciso su un mattone di fango. Questi mattoni facevano parte della struttura di un tempio o palazzo.

Non sarebbero stati visibili agli osservatori: la loro funzione era di proclamare i risultati di un sovrano agli dei, non ai mortali contemporanei. In molti casi, lo stesso testo è stato registrato su dozzine di mattoni. Questo particolare mattone fu commissionato da un Ur-Nammu, che governò nella città di Ur dal 2112 al 2095 a.C. Registra la dedica di un tempio di Ur a Inanna, la dea più importante del pantheon sumero. Di questa stessa iscrizione, è stata conservata una decina di mattoni.

La maggior parte dei testi sumerici erano scritti su “tavolette” di argilla create quando uno scriba andava al fiume, raccoglieva un po’ di argilla, la formava in una forma comoda, prendeva una canna da usare come stilo e scriveva direttamente sull’argilla. Queste compresse venivano quindi esposte al sole ad asciugare. Compresse importanti, quelle che gli scribi dovevano conservare per qualsiasi motivo, venivano cotte nei forni.

Il primo mattone trovato con questo tipo d’iscrizione , fu scoperto in uno scavo nella città di Uruk, nel 1850. Oggi conservato nel British Museum, fu “pubblicato” nel 1861 da Sir Henry Rawlinson, la figura più importante nella decifrazione della scrittura cuneiforme. La sua edizione è apparsa nel primo volume di un’importante serie intitolata The Cuneiform Inscriptions of Western Asia, pubblicata dal British Museum.
Il mattone qui riprodotto, proveniente da Uruk, fu pubblicato nel 1905 dal British Museum come parte di una lunga serie di volumi chiamati Cuneiform Texts.

(con il contributo di
John L. Hayes, Lecturer, Department of Near Eastern Studies
CAL – U.S.A.)

…Il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo

Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno veniva arso vivo a Campo de’ fiori, in Roma.

Quali sono le idee che hanno determinato l’arresto, il processo e la condanna?
Forse idee che erano incompatibili con la fede cattolica?
Facciamo attenzione!

Stiamo allerta anche e ancora oggi, perché nella pseudo nuova conoscenza, in verità al servizio dei poteri che mai hanno abbandonato “questo campo”, si cela, ieri come oggi, la strategia della manipolazione delle masse; una strategia che ha lo scopo di distruggere e sostituire il “già esistente” con un nuovo ordine salvifico di origine non terrestre, un “regime” più facile da accettare!

Non esitiamo ad affermare che le idee di Giordano Bruno siano state idee che pure oggi – dopo oltre quattro secoli dalla sua tragica morte sul “rogo” – sono pericolose, e forse ancora di più che allora: la superficialità, la distrazione e l’indifferenza che hanno per lo più la meglio nella vita quotidiana, tengono l’uomo prigioniero in un perenne stato di “intontimento” mentale.
Si mediti su questo frammento del Nolano tratto dal dialogo italiano “Cabala del cavallo pegaseo”:

Stolti del mondo son stati quelli ch’han formata la religione, gli ceremoni, la legge, la fede, la regola di vita; gli maggiori asini del mondo (…) son quelli che per grazia del cielo riformano la temerata e corrotta fede, medicano le ferite de l’impiagata religione, e togliendo gli abusi de le superstizioni, risaldano le scissure della sua veste; non son quelli che con empia curiosità vanno, o pur mai andâro perseguitando gli arcani della natura, computâro le vicissitudini de le stelle.”

Tuttavia, Bruno riconosce all’uomo una potenza tale da essere, volente o nolente, causa del proprio destino, il che non vuol dire esserne anche il padrone, infatti ciò richiede un cambiamento radicale!

Ma quali sono le idee che hanno il potere di trasformare la nostra visione del mondo?

Si tratta di idee quanto mai attuali tant’è vero che gran parte dei fisici contemporanei le hanno accettate, anche se forse inconsapevolmente, come base e sviluppo di ogni scienza futura.

D’altro canto, avendo Bruno infranto i limiti del “cielo delle stelle fisse” – entro il quale ancora lo stesso Copernico aveva relegato il nostro sistema solare – aprì le porte verso “un infinito popolato da infiniti mondi.”

Tuttavia, noi, oggi, siamo davvero liberi di pensare oltre i limiti imposti dalla nostra educazione, dai nostri studi e dalle nostre limitate esperienze?

Dov’è quella potenza del pensiero e dell’immaginazione di cui Giordano Bruno era maestro?
All’alba del 17 febbraio del 1600, dopo estenuanti interrogatori e atroci torture, Bruno finalmente si svestì del suo abito corporeo per ricongiungersi a quell’Uno infinito:
il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo …

B-Atman

Vocabolario sumero-accadico

“Nella disgrazia l’uomo è pronto a credere e quando l’ingannatore fa intravedere la fine dei mali incombenti, allora il misero s’abbandona tutto alla speranza”.
(Giuseppe Flavio)
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La tavoletta d’argilla in foto costituisce un vocabolario sumero-accadico, XVI volume dell’enciclopedia composta da 24 volumi.
Risalente al I sec. a.C., proviene da Warka, l’antica Uruk e, con la sigla AO 7662, è conservato nel Museo del Louvre a Parigi.

Con strumenti del genere, ci voleva tanto per verificare se “certe” traduzioni, passate e/o presenti, fossero corrette, arraffazzonate o… manipolate?

E’ deprimente constatare che c’è chi oggi continua a difendere e/o a sostenere il falso pur davanti all’evidenza!
Bisogna capire che la maggior parte di loro non è pronta per essere “scollegata”.
Tanti di loro sono così… ma tanti altri stanno iniziando ad uscire dalla “falsa realtà”!

 

 

Enoch, chi era veramente?

Desidero mettere in evidenza il periodo di un brano tratto dal Libro di Enoch (etiopico); esso si riferisce alla breve, ma efficace, descrizione delle azioni commesse da un ex-angelo vigilante caduto nel peccato perché unitosi con le belle figlie dell’Uomo.
La cosa riveste elevato valore perché dà la misura dell’importanza della Conoscenza.
Il brano è ascritto a Enoch stesso, il patriarca antidiluviano del quale, a differenza di tutti gli altri patriarchi, non ne viene indicata l’età della morte, ma:
“[…] sparì e non vi era, di tra i figli degli uomini, chi sapesse dove si era nascosto, dove fosse e che gli fosse successo. Ed ogni sua azione ai suoi tempi era coi santi e con gli angeli vigilanti”.

Questo è il brano in questione:

«Ed il quarto, il suo nome è Penemu: costui mostrò ai figli degli uomini l’amaro e il dolce e tutti i segreti della loro scienza. Egli insegnò agli uomini la scrittura, con acqua di fuliggine e carta e, perciò, sono molti quelli che hanno errato, dai secoli nei secoli, e fino ad oggi»
(da “Libro delle parabole”, apocrifo dell’Antico Testamento, Pentateuco Enochiano)

Libro di Enoch

‘Hanno errato’, pensate, ‘dai secoli nei secoli e fino a oggi’. Furono in molti ad errare perché, grazie a quell’insegnamento ricevuto, impararono a scrivere!
Quindi anche tutti noi abbiamo errato. Tutti noi “siamo nel peccato”!
Incredibile, vero? No, purtroppo, è la realtà!

Ma quest’uomo, Enoch, da che parte stava?
È evidente: certamente non dalla parte degli Uomini!
Allora, chi era veramente?

Il mio intento è esclusivamente quello di far riflettere.
Solo conoscendo il passato comprendiamo il presente ed affronteremo meglio il futuro.

© Biagio Russo – “Uomini e Dei della Terra” – Drakon edizioni.