Viaggi “fuori dal corpo”

Tutti gli esseri umani entrano nello stato di “fuori dal corpo” durante il sonno.
Andare a dormire, crollare addormentati, assopirsi è semplicemente un processo di andare fuori fase rispetto allo spazio-tempo fisico; quando ciò accade, i vari stadi si spiegano se visti da tale prospettiva.
Il sonno profondo o “delta” rappresenta il punto in cui la coscienza è completamente distaccata dalla realtà fisica,  di conseguenza il corpo fisico opera su base autonoma con “sistemi di allerta” per richiamare la coscienza se necessario; una forte vibrazione, uno scatto o una contrazione muscolare del corpo è la conseguenza del “rapido rientro”.
Il fatto che la maggior parte delle coscienze umane non ricordi o non riesca a richiamare alla memoria queste escursioni notturne è una prova insufficiente per poter affermare che non si verifichino.

“Immaginazione” è uguale a “intuizione”?

Credo che sia opportuno portare alla Luce (LUX-FERRE) il chiaro e vero significato di due vocaboli molto importanti: immaginazione e intuizione.

Immaginazione è uguale a intuizione?
La risposta è decisamente negativa! Infatti:

IMMAGINARE, dal latino IMAGINARI, da IMAGO, significa “configurare”, cioè “modellare”, “dare forma”, “dare figura” ad immagini nella propria mente; ideare, fingere, supporre;

INTUIRE deriva dal latino INTUERI, composto dalla particella IN, “dentro”, e TUERI, “guardare”.
Quindi, “vedere dentro”,  “guardare dentro attentamente” (Socrate docet).

Pertanto,  nel fare ricerca, in qualunque campo essa si svolga, si può percorrere:

  • una via segnata da un’idea, da una supposizione o da una finzione, cioè “fare finta che sia”, peggior approccio, quest’ultimo, perché manipolativo cioè tendente a “modellare” i fatti a sostegno della propria idea figurativa; tecnica persuasiva utilizzata nella comunicazione/educazione dei bambini e, quindi, estranea al giusto e corretto rapporto tra adulti previsto e ben configurato dalla PNL;
  • un sentiero illuminato dal “sentire” e “vedere” ciò che è dentro di noi, da seguire con determinazione ma, nello stesso tempo, con umiltà, con verifiche e controlli lungo tutto il percorso.

Ovviamente ognuno è libero di fare il percorso che vuole,  io rispetto chi segue una via diversa dalla mia, ma questo non significa che io la condivida, men che meno che la convalidi: sarei falso e incoerente, in disarmonia con me stesso.

Quindi e in estrema sintesi, in relazione alle mie pubblicazioni e agli argomenti da me trattati, mi rendo disponibile, con piacere, a dialogare e dibatterne i contenuti, ma solo se  frutti di un percorso  generato dalle intuizioni e non dalle immaginazioni.

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San Valentino

Perché il 14 febbraio non sia la solita ricorrenza commerciale!

In questa società moderna in cui la Sophia, l’antichissima Sapienza divina o parte femminile di Dio, è deliberatamente oscurata e ignorantemente considerata profana;

dove ciò che è considerato profano è stato assurdamente convertito in un “nuovo” ed estraneo sacro con lo scopo di governare le masse e condizionare le menti.

In questa società in cui l’attuale sacro è messo al servizio del business senza rispetto o, quanto meno, senza alcuna considerazione delle origini, desidero dare il mio contributo condividendo alcune mie conoscenze che si abbeverano alla fonte delle antiche origini dell’Uomo.

Perché il 14 febbraio sia, come giustamente merita, molto più della solita ricorrenza commerciale…

C’è un luogo, in Italia, dove si incontrano meravigliosamente tre energie di elevato valore significativo:

– Il Drago (nello stemma del Comune) = Conoscenza, Saggezza e Sapienza;

– L’acqua (la Cascata delle Marmore) = la Vita;

– San Valentino (nativo e patrono della città che ne custodisce le spoglie e protettore degli innamorati) = l’Amore;

quindi, è presente la comunione di Conoscenza, Saggezza e Sapienza, la Vita e l’Amore.

Questo luogo è in Umbria, è TERNI.

Una curiosità:

il termine TERNI trae origine dall’antico toponimo Interamna o Interamnia trasmesso attraverso la lingua latina il cui significato è “tra due corsi d’acqua” che, in realtà, come si può evincere dall’immagine qui riprodotta, si tratta di “due fiumi”.

Per la precisione, il nome originale e completo della città risulta essere “Interamna nahar”, dove il termine “nahar” non trova una corrispondenza latina. Tuttavia, tale termine trova più volte riscontro nella Bibbia (cfr. Genesi) laddove indica “fiume” e, per la precisione, in ebraico il termine “nahar” possiede la stessa radice della parola “luce” (nehora).

Il vero fiume quindi è il “fiume di luce”?

E’ una coincidenza che il nome proprio del fiume che attraversa la città di Terni sia “Nera”?

E’ una coincidenza che in lingua accadica “fiume” sia nāru?

E’ una coincidenza che il simil termine di interamna, tra i fiumi, sia “mesopotamia”?

E in fondo… sarà una coincidenza che io, profondamente appassionato delle civiltà mesopotamiche, Sumeri in primis, sia nato proprio a Terni?

Buon San Valentino di tutto cuore.
Biagio Russo

Stemma del Comune di Terni
La Cascata delle Marmore
San Valentino
AD 1640 – Vecchia mappa di Terni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo spirito, il soffio vitale e…

Noi, esseri senzienti e coscienti, siamo una realizzazione assolutamente complessa: come tutti gli esseri viventi che popolano questo pianeta, siamo corpo – l’aspetto fisico – e psiche – il modo di agire, reagire ed interagire con l’ambiente, secondo l’accezione psicologica.

L’uomo, però, possiede qualcosa in più, “lo spirito”, “il soffio vitale”, “l’anima”, “il sé”, ciò che in lingua sanscrita, negli antichi testi orientali, è indicato con il termine atmàn: una parte del Brahman, la Grande Energia fonte della forza onnipotente.

L’atmàn, di cui gli Antichi Maestri ci hanno tramandato il valore…
risiede nel cuore.

Usa il Cuore, è il tuo potere. E Tutto arriverà da sé!

(c) Biagio Russo – Uomini e Dei della Terra – Drakon edizioni 2016

Nell’antichità si diceva che il Cuore…

Nell’antichità si diceva che il cuore fosse la sede dell’intelligenza proprio perché veniva assimilato alla dimora dell’Intelligenza Universale. La parte finale dei Veda, le Upaniṣad narrano:

« Nel Brahma-Pura, sede di Brahma, vi è un piccolo “loto”, dimora nel quale c’è una piccola cavità, occupata dall’Etere; si deve cercare Ciò che risiede in questo luogo e Lo si riconoscerà…

Questo Principio che sta nel cuore è più piccolo di un chicco di riso, più piccolo di un chicco d’orzo, più piccolo di un chicco di senape, più piccolo di un chicco di miglio, più piccolo di un germe racchiuso in un chicco di miglio; questo Principio che sta nel cuore è anche più grande della Terra, più grande dell’atmosfera, più grande del cielo, più grande di tutti questi mondi messi assieme. »

La ricerca nel profondo del passato

Nell’ambito di un percorso di ricerca che si dirige quanto più possibile nel profondo del passato, è inevitabile, quanto necessario se non indispensabile, fare la conoscenza dei testi più antichi, in ogni ambito che esso sia.

Racconti, cronache o semplicemente testi di letteratura antica che talvolta, per i loro contenuti inspiegabili, incredibili, fuori dal tempo, vengono senza esitazione definiti miti.

Bene. Il Diluvio è uno di questi racconti che, sebbene sacro – per i credenti – perché parte integrante dell’Antico Testamento, è stato laicamente raccontato antico tempo in molte versioni in tutto il mondo e…

Sappiamo tutti che il racconto del castigo di Dio sull’umanità vide come unico superstite Noè, Utnapishtim (per gli Assiro Babilonesi), Ziusudra (per i Sumeri). Ma andò veramente così?

L’Epopea di Gilgamesh dice di no, lo fa con estrema chiarezza; Noè, anzi Utnapishtim, non solo la famiglia fece salire sull’Arca, ma…

[…] tutti gli artigiani feci salire. (XI – 48,88)

Credo che sia abbastanza eloquente.

Riteniamo che sia una superficiale interpretazione o ancora un semplice passaggio allegorico o metaforico? Togliamoci il dubbio!

Personalmente sottopongo alla vostra lettura, in quest’analisi del caso, alcuni brani di un testo di uno scrittore di un’autorevolezza indiscussa, ebreo, di discendenza sacerdotale, nato a Gerusalemme nel 37 circa d.C., tale era Giuseppe Flavio.

I brani in questione sono tratti da una delle sue opere storiche che io ritengo più importante, Antichità Giudaiche.

Eccoli:

“Nell’Armenia, sopra Miniade, c’è un grande monte chiamato Bari ove si dice che al tempo del diluvio si rifugiarono molti e furono salvati, e che un tale, condotto da un’arca, vi a approdò sulla cima, e che per lungo tempo si conservarono i resti di quel legno”. (Libro I, 95)

“I figli di Noè erano tre, Sem, Jafeth e Cam, nati cento anni prima del diluvio. Furono i primi a discendere dai monti al piano e stabilirono quivi la loro dimora; gli altri a motivo del diluvio avevano paura, ed erano dispiaciuti nello scendere in pianura, a loro rincresceva discendere dalle altitudini in quel luogo, ma quelli li incoraggiavano a seguire il loro esempio. (Libro I, 109)

 

Che una persona ti odi o ti ami…

Il fatto che una persona ti odi o ti ami, non dovrebbe fare alcuna differenza per te, se sei equilibrato interiormente.
Se non lo sei, vieni immediatamente alterato.
Chiunque può spingerti, tirarti e colpire i tuoi punti deboli, ferirti nell’orgoglio e, quindi, modificare il tuo aspetto energetico.
In quel caso sei uno schiavo.
Inizi ad essere libero e padrone di te stesso solo quando tutto ciò che ti accade non ti coinvolge emotivamente, lo osservi con la giusta consapevolezza senza, quindi, modificare il tuo interiore equilibrio energetico.

“L’arroganza è l’ostruzione della saggezza”

L’arroganza è sorella della superbia, dell’altezzosità  e della presunzione, tutte figlie dell’ignoranza.

Considerata “il profumo con la puzza sotto il naso”, il Treccani la definisce “Esagerata stima di sé e dei propri meriti (reali o presunti), che si manifesta esteriormente con un atteggiamento altezzoso e sprezzante e con un ostentato senso di superiorità nei confronti degli altri.”

Secondo il cattolicesimo, “Il superbo vuole essere padrone e sovrano di sé, autonomo e indipendente da Dio e dal prossimo. Esso è uno sette vizi capitali, desideri ordinati verso lo spirito del male, cioè Satana.”

Ovviamente non può mancare l’analisi di tale comportamento secondo l’aspetto psicologico: infatti, chi si bagna con “le figlie dell’ignoranza” è incapace di fare autocritica, agisce con disprezzo cinico nei confronti di chi lo confuta e lo mette in discussione; inoltre, spesso si autodefinisce “un incompreso e perseguitato”, cadendo nel vittimismo talvolta anche con eventi costruiti ad hoc.
Possiamo aggiungere che gli elementi della famiglia dell’ignoranza, sia presi insieme che singolarmente, potrebbero essere considerati metaforicamente come un’infezione di una ferita che, se non si cura rapidamente, si espande e impesta l’intero organismo.
Per concludere il mio pensiero va al Sommo Poeta che nella Divina Commedia, XI canto del Purgatorio, esponendo “la Legge del contrappasso”, di codeste anime ormai trapassate scrive:

“Camminano sotto gravi pesi. Sulla parete sono scolpiti esempi di umiltà esaltata; sul pavimento esempi di superbia punita.”

Che sia di riflessione, con l’auspicio che chi ha orecchie sappia ascoltare e le vibrazioni dell’ode prive di ostruzione possano giungere nel suo cuore.

In bocca al lupo!

Il vero significato del modo di dire “In bocca al lupo”!
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Non tutti conoscono la bellezza del significato del modo di dire “in bocca al lupo”. L’augurio rappresenta l’amore della madre-lupo che prende con la sua bocca i propri figlioletti per portarli da una tana all’altra, per proteggerli dai pericoli esterni.
Da oggi in poi non rispondete più “crepi” ma “viva il lupo!”
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(Paesaggi d’Abruzzo)

Gerusalemme, “città della pace”?!

E’ scritto che El Elyon viveva “alle sorgenti dei due fiumi” il Tigri e l’Eufrate), dove riceveva gli ambasciatori e risolveva le controversie. Il suo primogenito si chiamava BAAL (signore) – Giudici 3,13 – I Re 16,31-32 -, e i fratelli erano Yamm il Leviathan o mostro marino (salmi, 74,14), Shahar (l’alba) e (la pace).
Dal termine “shalem”, deriva Yuru-shalem, cioè Gerusalemme, città della pace.

Esiteva anche una sorella, Anat, Regina dei cieli. dea cananea dell’amore e della fertilità, divinità della guerra e Dea Madre (v. immagine), conosciuta altrove come Asherah, Ishtar, Inanna.

In questo contesto, cioè relativamente a “shalem”, la cosa che più mi colpisce è leggere che la parola Gerusalemme stia per “città della pace”.
Meno male!
La Bibbia ebraica descrive la conquista israelita di Canaan nei libri dei “Primi Profeti”; nella terra di Canaan/Fenicia/Palestina, c’erano già delle popolazioni, i Cananei, la cui storia e cultura si possono ricostruire attraverso le notizie forniteci dagli Egiziani, dai Babilonesi e Assiri.
Ognuno può rifletterci e, ovviamente, pensarla come vuole, ma questa è la Storia.