La magia a Babilonia (parte I)

Ogni civiltà, ogni epoca ha le sue dosi di razionale e d’irrazionale. Esiste un “terreno” in cui questa combinazione di elementi spicca in maniera più evidente: quella della lotta contro il male e la Mesopotamia ci ha lasciato un esempio eclatante per ciò che riguarda gli aspetti del suo approccio “organizzato” contro il male fisico. Quelle popolazioni avevano dato vita a due tecniche ben differenti fra loro ma con le stesse finalità: una medicina di medici e una medicina di maghi. Riguardo all’indirizzo terapeutico dei maghi, radicato in un sistema di pensiero ben lontano dal nostro, sono necessario e utili alcune spiegazioni preliminari.

Per i maghi, mali fisici e malattie non costituivano che una delle manifestazioni del parassita della nostra esistenza definibile il “male della sofferenza”, cioè tutto ciò che ostacola la nostra legittima aspirazione a un’esistenza felice. Qual è la causa delle malattie del corpo, della mente, del cuore, dolori afflizioni, privazioni, disgrazie?

A quei tempi l’uomo ha cercato di dare risposte secondo i propri parametri. Sumeri e Babilonesi non disponevano della nostra logica concettuale, pertanto ricorrevano alla finzione, con un lavoro di fantasia su personaggi o avvenimenti immaginari.
Per spiegare il male della sofferenza si era creata una serie di entità, inferiori ai sovrani dell’Universo, ma superiori alle loro vittime, che potevano creare ogni disgrazia per l’infelicitarne l’esistenza, insomma creature che noi definiremmo “demoni”.

In un primo tempo sembra che gli attacchi di queste entità malvagie fossero reputati spontanei e immotivati, un po’ come quelli di quei cagnolini aggressivi che ti si lanciano addosso all’improvviso e ti mordono. E dal momento che questi assalti si susseguivano senza sosta e senza risparmiare nessuno, s’era reso necessario mettere a punto, contro di essi, una vera e propria tecnica, cioè un insieme di procedimenti tradizionali, stimati efficaci contro le afflizioni provocate dai demoni: le malattie e le altre disgrazie. Questi procedimenti traevano origine da due grandi settori che abbracciano la capacità umana di agire sugli altri esseri: la manipolazione e la parola. Basta saper comandare perché si ottenga obbedienza. Inoltre esistono delle costanti, delle “leggi” cui è possibile sottomettere le cose: quelle dei simili che si attraggono, o dei contrari che si respingono, o del “contatto” per permettere allo stesso fenomeno di passare da un soggetto ad un altro.

Fu così elaborata un’enorme messe di ricette adatte – si credeva – a scacciare i “demoni”, a difendersi contro le loro aggressioni, ad evitare i mali che quelli avevano inoculato nelle loro sfortunate vittime. Ed è dunque a questo appello nella lotta contro il male, in cui l’attività capricciosa delle “forze soprannaturali” veniva direttamente affrontata dall’efficacia dell’azione o della parola delle vittime, che bisogna riservare il nome di Magia.

(cit. J. Bottéro, B. Russo)

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