Le persone sensibili

Le persone sensibili sentono il doppio, sentono prima…
Perché esattamente un passo avanti al loro corpo cammina la loro anima.

Il problema della persone sensibili è che lasciano il loro cuore ovunque…
Anche dove non serve.

Le persone sensibili notano tutto ciò che gli succede intorno. Potrebbero evitare di parlarne, ma sono a conoscenza di ogni dettaglio in una stanza, in un bosco o altrove. È tutto racchiuso nei dettagli. Le persone sensibili sono forti perché conoscono tutto ciò che le circonda.

Le persone sensibili sono chiamate ad assolvere un compito nella loro vita e ne sono consapevoli fin dalla più tenera età. Esse andranno contro corrente, se necessario, usando tutte le forze in loro potere per portarti verso il lato luminoso della vita.

Le persone sensibili hanno una forte capacità di sentire la tua energia e le tue emozioni.
Se vuoi ingannarle, stai sbagliando.
Se vuoi parlare alle loro spalle, stai facendo un grosso errore.
Se stai pensando di usare la loro sensibilità per uno dei tuoi fini o scopi loschi, stai proprio commettendo un grave errore.
Apparentemente  ti lasciano fare, ti sembreranno ingenue e gestibili secondo la tua utilità, ma abbi sempre in mente che queste persone sono speciali e la maggior parte di loro sono persone molto positive e pacifiche.
Nonostante sappiano già cosa stai facendo alle loro spalle, il buon karma è sempre dalla loro parte, e quando ti arriverà il conto per te sarà troppo tardi.

Essere persone sensibili  non vuol dire essere delle persone stupide. Possono darti il loro cuore, ma allo stesso modo sanno riprendersi il bene che ti stanno facendo.

Occhio a ferire le persone sensibili, loro non portano rancore, fanno in modo che non esisti più!

elab. grafica: Giulia Giammona

Il retaggio perduto delle antiche razze

La nostra non è la prima umanità che popola questo verde e fertile pianeta che è la Terra e probabilmente non sarà neppure l’ultima.
Prima di noi si sono succedute civiltà di cui anche il più pallido ricordo è andato perduto.
Con il tempo, questo potrà accadere anche alla nostra, tuttavia un legame, per quanto labile, continuerà a tenerci tutti uniti.
Le tradizioni legate all’antica religione sostengono che: «Una sola è la razza degli Dei e degli uomini, e da un solo principio ambedue sono scaturite».

Gli Dei, dunque, ci sono affini e così gli Antichi, a tal punto che è in pratica impossibile separare loro da noi, gli uni dagli altri.

A ciascuna razza succedutasi sulla Terra è stato dato un tempo per dominare il pianeta, ossia per conoscere, fino a spingersi su di un piano evolutivo più avanzato.
Poi, una volta raggiunti sviluppo e saggezza sufficienti, le è stato consentito di approdare a un livello di realtà più raffinato, lasciando libero il campo per una umanità nuova, meno evoluta, ma a sua volta pronta per iniziare il proprio cammino di consapevolezza.

Non siamo in grado di conoscere da quante razze siamo stati preceduti, sappiamo soltanto che alcune di esse erano non e pre-umane.
La tradizione parla dei Tuatha de Damnu, dei Tuatha de Danaan e della razza che oggi chiamiamo genericamente degli elementali, cui appartengono elfi e fate.

Il livello dei mondi, delle nuove realtà, cui queste antiche razze sono arrivate, non ci è noto, ma è certamente superiore al nostro attuale.
Sono luoghi di bellezza, magia, mistero, dove regnano colori gioiosi e brillanti.

Qui la vita scorre serena e ogni cosa, anche gli eventi più normali, avviene su di un piano superiore.

Attenzione!  Ciò non esclude la morte che continua a esserci, semplicemente a essa non sono più collegati tristi pensieri, ma il concetto di un momento intermedio nel percorso che conduce al cambio di esistenza, durante il quale, secondo un processo naturale, coscienza e memoria si interrompono.

Tutte le arti e le scienze, l’amore, e persino fare l’amore, risultano più coinvolgenti e affascinanti in queste realtà lontane di quanto lo siano nel nostro mondo.

Il passaggio, la transizione a una diversa realtà è reso possibile dalla magia della mente: chi sa attuarla diventa incorporeo, invisibile e, di conseguenza, svanisce alla percezione terrena. Tornare è certamente possibile, ma è impresa suprema.

Questo metodo di sublime magia si dice appartenga al patrimonio di pochi, vale a dire dei più alti iniziati.

Il percorso per innescare questi passaggi deve essere, ciò malgrado, oggetto di ricerca e costituire motivo di approfondimento, poiché coinvolge gli aspetti più intimi della realtà dell’anima.

È un argomento che non può essere trascritto né trattato con la scrittura, perché lontanissimo dall’essere accettato come mezzo perseguibile dalla normalità delle persone.

Chi intenda intraprendere questo cammino deve accostarsi allo studio del mondo incantato degli elementali, poiché non è solo il più vicino al nostro, ma quello a proposito del quale possediamo ancora alcune conoscenze.

I migliori canali per innescare il contatto sono i raggi lunari, una foresta, una palude silenziosa, la nebbia, la luce di candele e falò, insomma tutte quelle realtà che stanno sul limitare, sulla soglia «fra i mondi».
Stessa chiave posseggono miti e leggende, mentre la pratica delle formule magiche è in grado di modificare corpo e mente per realizzare il passaggio.

Ed Fitch

Il “lascito” di Schiavi degli Dei

Sono passati dieci anni e più dall’uscita del mio primo libro Schiavi degli Dei, pubblicato da Drakon edizioni, e il tempo ormai passato mi permette di guardare con un certo distacco ciò che quel momento ha rappresentato per me.

In questa occasione non farò una disamina di tutto quello che ho intuito attraverso la rigida disciplina che si chiama “indagine etimologica”, ma desidero portarvi all’interno della mia avventura di vita, per rendervi partecipi delle emozioni e delle riflessioni che tale esperienza mi ha riservato.

È stata indubbiamente una pietra miliare fissata nel mio andare, capace di delimitare un “passato” ed un “presente” nel mio pensiero, ciò in cui ho “creduto” prima e ciò che sento “appartenermi” adesso, profondamente.

Il lavoro di costruzione del libro è stato un procedere, prima incerto, quasi sofferto, e poi man mano sempre più convinto, sui frantumi delle mie convinzioni cedute sotto il peso degli innumerevoli dubbi emersi dalla lettura di tanta saggistica sui misteri dell’antichità. Pagine e ipotesi, di cui mi ero nutrito fino a quel momento, chiedevano ormai di essere verificate e cercate altre risposte oltre quell’unica, invariabile “soluzione” diffusa: la creazione e la civiltà dell’uomo sono il risultato di un esperimento extraterrestre.

Arduo e temerario era voler cambiare direzione e avanzare in una strada che già sapevo poco frequentata. Ce l’avrei fatta da solo?

Certo, da solo, perché intorno a me non trovavo chi, con i miei stessi interessi, volesse condividere le mie perplessità. Al contrario, alcune interpretazioni sembravano blindate, quasi dei dogmi a cui tutti, appassionati di quel segmento letterario e addetti ai lavori, si rifacevano passivamente e non sembravano disposti a valutare nient’altro.

Ho compreso quanto lavoro mi attendesse.

La fatica nel reperire strumenti autorevoli e originali, poi, ha messo a dura prova la mia determinazione nel proseguire e nell’andare fino in fondo.

L’aiuto, spesso inatteso e provvidenziale, mi è stato dato con grande generosità quasi esclusivamente da donne: nelle biblioteche, nelle librerie, nelle associazioni, nei musei, nelle università, anche di oltre frontiera. Potrei allungare ancora di molto l’elenco, ma mi fermo qui. Tale casualità assumeva, però, poco a poco i contorni di una prevedibilità: come non domandarsi, ad un certo punto, se tanta disponibilità, tutta femminile, potesse avere un senso più profondo, che andasse più in là dell’aiuto dato per una pura e semplice ricerca storica, condotta oltretutto al di fuori degli schemi convenzionali.

Nell’esaminare i soggetti del peccato originale nell’Antico Testamento penso di aver trovato le mie prime risposte.

Lo studio meticoloso richiesto dall’analisi della figura del “serpente” mi ha rivelato, in primis, quanto fosse distorta l’immagine che ne è arrivata fino a noi. La sua icona, che in tutte le antiche culture è portatrice e simbolo di conoscenza, è stata, ad un certo punto della storia, sovrapposta al male estremo. Una acuta riflessione, quasi una frustata, mi ha spinto allora a chiedermi: il problema è dunque la conoscenza?

Sappiamo che la prima figura disponibile ad accoglierla nella storia dell’umanità, nonostante i divieti, è stata la nostra progenitrice Eva. Lei si lascia convincere che sia cosa buona e vede oltre il velo dell’apparenza. Insieme al suo Adamo apre gli occhi e il cuore a tutto quel panorama nuovo e inimmaginabile che le si squaderna davanti; si sentono nudi e si vergognano della loro condizione non appena diventano consapevoli della loro ignoranza.

Tracciare i contorni di Eva e risalire al suo senso più antico è stato quasi commovente. Ha significato, per me, ridarle voce. Per millenni la nostra cultura ha rigettato l’importanza della donna e l’equilibrio dato dal suo valore accudente e intuitivo. Attraverso di lei, e attraverso l’analisi etimologica del remoto HAWWAH, termine con cui si indica “tutto” il genere femminile e non la sola Eva, la donna torna a essere al centro: essa è madre e custode della camera divina, il luogo della creazione. Non solo. La vita è donna, senza di lei tutto è destinato a spegnersi. Eva però ha pagato il prezzo della sua disponibilità, della sua capacità di dubitare, della sua desiderabilità e bellezza e, per aver scombinato “piani” non proprio “divini”, ancora oggi è costretta a subire, umiliarsi, a “velarsi”. Qualcosa è andato storto in quel “progetto” antico che negava agli uomini la conoscenza del bene e del male? E persino l’accesso all’albero della vita?

Eva e il “serpente”, insieme, risultano essere dunque i primi responsabili della disobbedienza e della diffusione della conoscenza. È stato questo il loro peccato?

Il messaggio derivato dalla ricerca è stato potente. In quel momento credo di aver compreso come mai tante donne – inconsapevolmente? – abbiano contribuito, e continuino tuttora, a farlo emergere.

La conoscenza è da sempre questione delicata: chi la detiene ha potere sugli altri, lo sappiamo tutti. Quello che “forse” non sappiamo è chi sia a possederla nella sua forma più piena e ad usarla nelle sue forme più subdole.

La letteratura sumera, depositaria di conoscenze straordinarie, fonte originale di tante mie ricerche, mi ha dato indicazioni che non lasciano molto spazio all’interpretazione e hanno fatto cadere, a mio avviso, la sola ipotesi extraterrestre responsabile delle questioni umane, nonché aperto le porte a possibilità decisamente più inquietanti. Questi, però, sono già argomenti del mio secondo libro Uomini e Dei della Terra, dove si delinea con spiccata chiarezza il mio pensiero “presente”, maturato in virtù dei presupposti elaborati durante la stesura di Schiavi degli Dei, che ha passato il testimone.

Biagio Russo

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Il Rispetto!

La parola “rispetto” deriva dal latino RESPÈCTUS da RESPICERE riguardare, aver riguardo, considerare, composta dalla particella RE- ‘di nuovo’, ‘addietro’ e SPICERE, guardare.

“Il rispetto è molto di più di un semplice sostantivo.
Il rispetto non si pronuncia, si dimostra.
Il rispetto è sincerità, coerenza e lealtà.
È il saper guardare gli altri come guarderesti te stesso,
esattamente allo stesso identico modo!”

Ci sono tanti modi per entrare nella vita delle persone,
ma ce n’è solo uno per rimanerci:
il Rispetto!

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Che vi piaccia o no…

Che vi piaccia o no, tutto quello che accade in un determinato momento è il risultato di scelte precedenti.
Sfortunatamente molti le operano senza rendersene conto e perciò non le considerano tali, anche se in realtà lo sono.
Se io vi insultassi, molto probabilmente vi offendereste; se vi facessi un complimento, molto probabilmente ne sareste contenti o lusingati. In entrambi i casi, se riflettete, fareste una scelta.
Potrei insultarvi e voi potreste scegliere di non offendervi; potrei farvi un complimento e voi potreste scegliere di non prenderlo in considerazione.
In altre parole, molti di noi – anche se continuano a fare un’infinità di scelte – reagiscono in base a riflessi condizionati, scatenati continuamente dalle persone e dalle circostanze e trasformati in comportamento prevedibili.

La maggior parte delle persone sviluppa, per effetto dei riflessi condizionati, risposte ripetitive e prevedibili agli stimoli dell’ambiente in cui si trova. Le reazioni individuali vengono, a quanto pare, innescate automaticamente dalle persone e dalle circostanze; in realtà, esse costituiscono le continue scelte che nella vita operiamo inconsciamente.

Attenzione, però!
Se per un istante osservate dall’esterno il processo decisionale nel momento stesso in cui effettuate una scelta, questa la trasportate dal livello inconscio a quello conscio. Questa procedura vi consente di ottenere una grande quantità di energia.

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Noi, chi siamo?

Perché la nostra presenza, qui, ora?
Il perché della nostra esistenza, per chi…?
Tante e altre sono le domande sulla nostra provenienza che spesso ci poniamo senza trovare una spiegazione o delle risposte chiare che non siano le solite fornite dall’antropologia, mediante la teoria darwiniana o dalle religioni.
Noi… chi siamo?
È la domanda che sintetizza la nostra voglia di sapere.
Ma non c’è sapere se non c’è Conoscenza, la conoscenza storica della nostra esistenza, quella che si ottiene cercando, scavando, analizzando, verificando, con tenacia, passione e determinazione. Ma soprattutto predisponendoci senza preconcetti o retaggi alle risposte che si troveranno sul sentiero della ricerca, nella consapevolezza che per comprendere il presente, “Noi… chi siamo?”, dobbiamo conoscere il passato, “Da dove veniamo”, quel passato fin troppe volte ammantato dal velo del segreto o volutamente fatto cadere nell’oblio.
Sempre e ancora con la consapevolezza che quel “velo” non è inamovibile e l’oblio, sebbene sia una dimenticanza duratura, non lo è per sempre, è un fenomeno che si può invertire. Sempre che lo si voglia…

Come nel mio precedente libro “Schiavi degli Dei”, anche questa volta, in “Uomini e Dei della Terra”, il mio intento è guidare il lettore alla ricerca delle verità perdute. Come? Mediante una gran mole di documentazione inedita da me accumulata durante le mie personali ricerche che, ormai, si protraggono da oltre 45 anni.
Avremo modo di viaggiare nel passato per tornare al presente con una nuova luce, dopo aver raccolto i nostri reperti storici, le nostre testimonianze antiche e fatte le nostre scoperte.
Solo così potremo guardare al futuro, “Dove andiamo”, ma soprattutto “Dove possiamo andare”…
Perché vedremo che dipende solo ed esclusivamente da noi!
Un percorso affascinante, accrescitivo e dai contenuti mai esposti prima.

Biagio Russo

 

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La verità

“Non troverai mai la verità, se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi di trovare.”
(Eraclito)

Non mi stancherò mai di dirlo, certamente non avremo mai la certezza della verità, nessuno la possiede, ma già scartare tutto quello che non lo è costituisce di sicuro un grande passo avanti!
(Biagio Russo)

 

 

 

 

 

 

 

 

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Immaginazione è uguale a intuizione?

Credo che sia opportuno portare alla Luce (LUX-FERRE) il chiaro e vero significato di due vocaboli molto importanti: immaginazione e intuizione.

Immaginazione è uguale a intuizione?
La risposta è decisamente negativa! Infatti:

IMMAGINARE, dal latino IMAGINARI, da IMAGO, significa “configurare”, cioè “modellare”, “dare forma”, “dare figura” ad immagini nella propria mente; ideare, fingere, supporre;

INTUIRE deriva dal latino INTUERI, composto dalla particella IN, “dentro”, e TUERI, “guardare”.
Quindi, “vedere dentro”,  “guardare dentro attentamente” (Socrate docet).

Pertanto,  nel fare ricerca, in qualunque campo essa si svolga, si può percorrere:

  • una via segnata da un’idea, da una supposizione o da una finzione, cioè “fare finta che sia”, peggior approccio, quest’ultimo, perché manipolativo cioè tendente a “modellare” i fatti a sostegno della propria idea figurativa; tecnica persuasiva utilizzata nella comunicazione/educazione dei bambini e, quindi, estranea al giusto e corretto rapporto tra adulti previsto e ben configurato dalla PNL;
  • un sentiero illuminato dal “sentire” e “vedere” ciò che è dentro di noi, da seguire con determinazione ma, nello stesso tempo, con umiltà, con verifiche e controlli lungo tutto il percorso.

Ovviamente ognuno è libero di fare il percorso che vuole,  io rispetto chi segue una via diversa dalla mia, ma questo non significa che io la condivida, men che meno che la convalidi: sarei falso e incoerente, in disarmonia con me stesso.

Quindi e in estrema sintesi, in relazione alle mie pubblicazioni e agli argomenti da me trattati, mi rendo disponibile, con piacere, a dialogare e dibatterne i contenuti, ma solo se  frutto di un percorso  generato dalle intuizioni e non dalle immaginazioni.

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Dell’Invidia

Il termine “invidia” proviene dal latino invidia, derivazione di invĭdus da IN – VIDERE, cioè “invidiare”, di cui IN è sopra, e VIDERE è vedere, guardare; perché l’invidioso guarda con occhio bieco e iroso l’altrui felicità, in ogni campo, e bada a tutti i difetti ed alle piccole cose di quello a cui porta invidia per fargliene debito, nella consapevolezza che non potrà essere mai alla sua altezza, come lui.

L’invidia – Giotto

In effetti l’invidia è quel sentimento spiacevole che si prova per un bene o una qualità altrui che si vorrebbero per sé, accompagnato spesso da avversione e rancore per colui che invece possiede tale bene o qualità.

In sintesi, l’invidia è tristezza e dolore che provano alcuni al vedere l’altrui bene, l’altrui felicità.

Certe persone non ti odiano perché hai fatto qualcosa di male, ma semplicemente perché hai fatto qualcosa meglio di loro. Ma perché?
La risposta non è esplicitamente riportata nei periodi precedenti, c’è molto di più ed è nel profondo di codeste persone, così definite, invidiose.

Diceva Oscar Wilde:
“L’invidia è quel sentimento che nasce nell’istante in cui ci si assume la consapevolezza di essere dei falliti.”
Bhè, c’è andato giù un po’ duro, ma vicino.
L’atteggiamento da parte della persona invidiosa genera un degrado spirituale, un’energia pesante e negativa. Ci sono segni da notare quando sei invidiato e quindi  “derubato”energicamente. Sensazioni fisiche come la stanchezza che sorge dal nulla, angoscia come se fossi minacciato, un terrore non identificato.

Tu comunque…
Sii accorto. Distanziati da codeste esistenze.  Non tentare di cambiarle, non ci riuscirai, devono farlo da sole – chissà se mai ce la faranno. Questo è nell’Ordine delle cose.
Proteggiti!
Devi lavorare sulla tua autostima, sul tuo atteggiamento interiore e quello emotivo;
devi possedere te stesso lavorando sulla tua fiducia in ciò che sei e ciò che desideri;

altrimenti, le tue carenze energetiche diventano un portone d’ingresso facile da varcare e questa energia invidiosa può farti del male.
Quando ti senti più sicuro di te, provi un benessere gratificante e risparmi più energia.

Fai le tue scelte e sopportane le conseguenze, la tua energia sarà tutta tua e sarai…
Irremovibile.

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“Dialogando con…” da Polis Notizie Network

Ringrazio di cuore la gentile Dott.ssa Maria Pia Iurlaro, Direttore editoriale della POLIS NOTIZIE Network – WebTv, di Bari, per l’interesse ai miei studi e per il gradito invito a dialogare con lei in merito alle mie pubblicazioni edite dalla Drakon edizioni.